Considerazione sul Design  

Gennaio 2020
GENNAIO 2020 - Considerazione sul Design

Sempre più spesso i materiali semilavorati realizzati da La.So.Le.Est ( farine di legno), entrano nei processi produttivi industriali per dar luogo a nuovi prodotti di design. Oggi sentiamo continuamente parlare di design: design di prodotto, design degli ambienti e degli spazi, design della comunicazione con le sue sotto categorie web design, interaction design, food design etc..

Ma che cos’è il design?
Il termine Design letteralmente significa Progettazione, ma viene il più delle volte usato per definire il Disegno Industriale. Nel corso degli anni però il termine ha acquisito altri significati, difatti è anche usato per definire il profilo estetico di un prodotto.
Erroneamente il termine design viene usato anche per definire un prodotto di qualità o di ricercata personalità estetica. Spesso viene definito design non più il mondo del disegno industriale ma solamente quella cerchia di prodotti firmati spesso di qualità molto alta (come Artemide, Cassina, Flos, Kartell, Lago), ma anche economica (per esempio IKEA).
In questa situazione design sta a definire qualsiasi prodotto di disegno industriale, o l'operazione di progettazione. La fonte di questa mescolanza di significati risale quasi alla nascita del disegno industriale stesso, poiché quando è nata la progettazione per la produzione industriale e le prime aziende leader nei vari settori, sono anche nati primi tratti distintivi, le prime personalizzazioni e quindi si è subito creato un parallellismo fra l'anonimo e il firmato, l'economico e il costoso. La "colpa" si può prevalentemente attribuire a casi come il “Made in Italy” con la sua spiccata ricerca della qualità e notevole buon gusto estetico che ha portato in Italia e nel mondo il termine design avvolto da alta qualità estetica e produttiva.

A cosa serve il design?
"Il design può dare soluzioni non convenzionali a problemi diffusi": così diceva Eberhard Van der Laan, sindaco di Amsterdam, all’inaugurazione del convegno What Design Can Do! nel 2012.
In funzione di una discussione sulle "capacità di connessione del design" portava sulla scena europea il dibattito sui temi sociali cui il design può dare una risposta.
Quello del design è un mondo complesso, fatto da una convergenza di esigenze produttive, funzionali ed estetiche. Le implicazioni del design come fattore di cultura hanno indotto alcuni designer a guardarsi intorno e a reinterpretare il loro patrimonio culturale e sociale.
Secondo il designer Alessandro Barison il design è consapevolezza: essere consapevoli del presente e immaginare un futuro:
“Il design non è arte. È una disciplina tecnica, scientifica, sociologica e umanistica, anello di congiunzione tra ingegneria, arte, invenzione, stile, produzione, mercato. Si interfaccia con l’industria e l’economia, con il marketing e la psicologia.”
Per la designer Beatrice Bambi invece la parola design indica un processo creativo, in parte scientifico e in parte umanistico, in grado di coniugare correttamente l’aspetto funzionale di una produzione alla ricerca estetica: “In epoca di consumismo e di costi bassi a fronte di produzioni industriali di grande portata, succede spessissimo e impropriamente di accostare la parola design a qualsiasi oggetto o processo si voglia investire di un certo valore, ma spesso facendo un riferimento banale alla sola ricerca stilistica ed estetica. Teniamo sempre a mente che invece il design è molto di più. Il design è ricerca: sui materiali, sui processi industriali, sul mercato, sull’interazione con l’utente, sulle modalità di packaging e di stoccaggio. È anche attenzione all’ambiente, all’esperienza emotiva dell’utente, al suo senso di appartenenza ad una comunità!”
“Riconoscere un bisogno è la condizione primaria del design” raccontava Charles Eames, uno dei designer più celebri della storia del 900 mentre per Steve Jobs “Il design non è come sembra o come appare. Il design è come funziona.”
Il convegno “Pensiero e azione. Cultura, organizzazione ed economia del design”, organizzato da ADI nel 2016 ha affrontato invece il tema del valore strategico ed economico del design, un concetto troppo spesso trascurato dalla diffusa e scorretta accezione di Design=Libertà creativa.
E’ stato sottolineato come il design, la sua cultura progettuale e il suo orientamento ai mercati in trasformazione svolga un ruolo strategico, non tattico di dare senso ai progetti, ai processi, alle relazioni che lo colloca in un ruolo centrale nei nuovi modelli organizzativi delle imprese.
E’ stata evidenziata la doppia “anima” del design come produttore di soluzioni e come produttore di senso.
A tutte questi valori attribuiti al design dobbiamo aggiungerne uno di primaria importanza, sottolineato con forza anche dall’ ultima edizione della Design Week di Milano.
Il concetto sembra ormai essere più che chiaro: non c’è design senza sostenibilità. Lo ripetono ormai da anni i più grandi protagonisti a livello internazionale dell’architettura e della progettazione industriale.

La salvaguardia dell’ambiente, la lotta agli sprechi, l’attenzione ai materiali e l’urgenza di fare ricorso sempre più spesso e in modo sempre più consistente a fonti energetiche pulite e rinnovabili  sono senza alcun dubbio temi centrali anche del design.

Dalle varie considerazioni emerge che:
• Il design identifica valore
• Con il design diamo valore
• Il design comunica valore

Fonti : Wikipedia.it, Kreativehouse.it